Che cos'è il dolore?
 
"Gli antenati e i precursori dell'algologia"

Gli antenati e i precursori dell'algologia

La meditazione, l'interpretazione e lo studio sul dolore costituiscono un patrimonio culturale antico quanto l’uomo. Da sempre il dolore è stato oggetto di curiosità, rispetto, superstizione e studio nelle varie discipline. Ciononostante è sempre stato difficile giungere ad una soddisfacente definizione del dolore.
Nelle popolazioni primitive, il dolore veniva considerato come un’espressione del mondo magico, in cui la natura e l'uomo erano immersi, veniva interpretato come effetto della presenza o dell'azione di spiriti malvagi o di demoni e rientrava nella sfera di competenza dell'esperto di pratiche magiche ("stregone"). Questo tipo di credenza persistette, in Occidente, fino alla nascita della medicina ippocratica.
Ippocrate interpretò il dolore in termini biologici: come la conseguenza di un'alterazione quantitativa, in eccesso o in difetto, degli "umori": quelli che riteneva essere i quattro elementi costitutivi fondamentali (sangue, flegma, bile gialla e bile nera) che, equilibrandosi fra loro, regolavano l'armonia del corpo.
Fu Aristotele ad imprimere una svolta concettuale e interpretativa, considerandolo correlato ad un organo di senso (il tatto) e deputato a svolgere una funzione fondamentale nel salvaguardare l’integrità fisica dell'essere vivente.
Cartesio approfondì e sviluppò il concetto del dolore come sistema di autodifesa: non solo a favore della tutela del singolo essere vivente ma, in prospettiva, nella salvaguardia della specie: allarme che segnala un pericolo in atto: spiacevole ma prezioso avvertimento senza il quale ogni forma di vita complessa (superiore) finirebbe con l'estinguersi, aggredita e distrutta da condizioni avverse.
Alla fine del 700 e per tutto l’800 gli studi di anatomia hanno portato al riconoscimento e alla descrizione sempre più accurata e minuziosa di recettori e vie nervose preposti alle varie sensibilità, ma per il dolore rimaneva il dubbio: se si trattasse di un senso autonomo anch'esso, con recettori e vie specifici, come vista, olfatto, tatto e gusto, o se rappresentasse solo una particolare "modulazione", uno "squilibrio" quantitativo-qualitativo delle altre differenti sensazioni.
Saranno soltanto gli studi della neurofisiologia moderna che ci permetteranno di iniziare il cammino per l’interpretazione di una percezione sensoriale così complessa.